SHAME

 

Usa, 2011
Regia: Steve McQueen
Attori: Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie

È la storia di Brandon, un uomo sui 30 anni, bello, di successo e riservato. E con un vuoto dentro che tenta di riempire con un impulso sessuale incontrollabile, che lo porta ad avere bisogno di masturbazioni continue, fantasie e rapporti senza amore.
Questa fredda e forse noiosa, ma ben collaudata routine viene spezzata dall’arrivo della sorella Sissy, dal carattere totalmente opposto.
Non sappiamo nulla o quasi del passato dei due protagonisti, ma poco importa, perché queste due persone potremmo essere noi, troppo pieni di vergogna rispetto al nostro passato per parlarne a qualcun altro.
I due fratelli si compensano a vicenda, quasi a completarsi: Brandon totalmente anaffettivo. O quasi. Mentre Sissy è alla disperata ricerca di affetto da parte di chiunque, un alter ego del fratello: instabile, emotiva, incontrollata. Ed è proprio lei che riesce a smuovere in Brandon un misto di emozioni, la sua parte più intima. La lacrima durante la struggente esibizione di “New York, New York”, il senso di disturbo durante il rapporto tra il suo capo e Sissy (probabilmente perché rivede in questo le sue abitudini) e il senso di disgusto verso se stesso che lo porta a cercare di allontanare la sorella, sono i pochi sentimenti che vediamo in un Fassbender mai così freddo, ma penetrante ed espressivo.
L’incapacità di Brandon di provare emozioni ha il suo culmine nell’appuntamento al ristorante con una collega, Marianne: arriva volutamente in ritardo e la situazione è resa ancora più imbarazzante, di quanto non lo sia già, dalle continue e quasi grottesche interruzioni del cameriere. È anche sintomatico il fatto che Marianne sia l’unica donna con il quale Brandon non riesca ad andare a letto, in quanto potrebbe essere l’unica con cui instaurare un rapporto vero e non meramente sessuale e/o di sfogo. Infatti, nonostante la voglia di cambiamento del protagonista, il finale lascia spazio a un epilogo aperto ma amaramente prevedibile.

Non è un caso se il film si chiama Shame. Vergogna. Di se stessi, di come si è o non è, di come si è diventati. Vergogna di provare dei sentimenti per non apparire deboli. Vergogna di provarne troppi o di voler essere amati per non risultare disperati.
La regia è finalizzata a essere strumento per raccontare questa storia: asettica ma intima e morbosa allo stesso tempo, dai ritmi scanditi, lenti e precisi.
Vengono dette poche battute all’interno degli scarni dialoghi del film, questo perché le parole superflue sono eliminate e sostituite da inquadrature pulite, da giochi di sguardi (per esempio nel leitmotiv delle scene nella metropolitana), dalle scene di sesso e dalle espressività dei due personaggi, una Carey Mulligan intensa e un Michael Fassbender che colpisce molto grazie agli sguardi a volte vuoti e altre volte penetranti, che non hanno bisogno di parole.
Anche il nudo integrale dello stesso Fassbender (così come quello dei coprotagonisti) non risulta essere volgare, ma funzionale al racconto.
Questi nudi non sono sensuali infatti, anzi sottolineano una mancanza di intimità, propria di chi usa il sesso come riempitivo di qualche mancanza.
Cast indovinato, scenografie fredde, dialoghi e pause non banali e regia pulita, danno quel qualcosa in più al film, tanto da farlo rientrare nella categoria dei film che vale la pena di vedere. Per me imperdibile.

Drammatico. ****½
Durata: 99′

By:  Alessandra

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