THE WOLF OF WALL STREET

USA 2013
Regia: Martin Scorse
Attori: Leonardo Di Caprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, John Favreau, Jon Bernthal

Tratto da un libro autobiografico, The Wolf of Wall Street narra dell’ascesa e del declino (1987-1998) di Jordan Belfort, discutibile broker finanziario d’assalto, partito dal nulla ed arrivato a guadagnare cifre a 6 zeri (ai danni degli investitori).
Si parte dal 1987: nel mondo della finanza è ancora tutto possibile, e vengono piazzate le solidissime basi dell’attuale crisi finanziaria.
L’arrivismo, l’apparenza, gli status symbol e, soprattutto, tanto desiderio di soldi, spingeranno il protagonista all’illegalità in Borsa, pur di avere successo. E lo avrà.
Il conseguente declino, prima etico, poi fisico ed infine finanziario ma, per quanto paradossale, mai “scorretto” di Jordan Belfort, sono il resto della storia.
La descrizione del “segreto” di questo self-made man, avviene a mezzo di due costanti: droga e sesso; ovvero “carburante” e “premio” di un sistema alienante, senza i quali (nel film) non sarebbe possibile sopravvivere nel mondo finanziario. Martin Scorsese, ovviamente, non cade nel prevedibile e/o nei moralismi; ciò che ne esce, è un film di sicuro effetto e dal ritmo elevato, che si lascia guardare e scandalizza l’ammissibile.
Nella cacofonia di eccesso e delirio di magistrale orchestrazione però, non tutto convince. Innanzitutto la durata: quasi 3 ore (170 minuti).
Di fatto, il tipo di storia non giustifica un tal minutaggio, ed alcune scene (come la crisi da eccessiva assunzione di farmaco “stagionato”) risultano anche troppo diluite. Pure molte scene di sesso e di nudo integrale, sembrano inserite lì con la sola scusa di aizzare la gomitata (a prevalenza maschile) con chi si ha vicino.
I troppi e diversi eccessi, così come pure alcune spettacolari “catastrofi”, non tolgono i dubbi da una sceneggiatura scelta spendibile e commerciale, forse in luogo di un’altra magari più cruda.
Sul piano interpretativo infine, Leonardo Di Caprio diverte, ma non emoziona: è ormai talmente a proprio agio in ruoli da furfante sorridente, da non sorprendere più nessuno; ergo, ci si torna a chiedere come mai l’oscar non gli venne consegnato 10 anni prima, con The Aviator(2004).
Questo non significa che per vincere la statuetta occorre interpretare solo pazzi, malati o statisti vari ma, in definitiva, a prescindere dalle dinamiche spesso illogiche degli Academy Awards, è difficile, per alcuni, non dissociare quest’opera da un prodotto d’intrattenimento d’autore, ma non molto lontano da Una Notte da Leoni.
Il soggetto però si difende: tra le recenti produzioni bio-cinematografiche, l’immediato collegamento è con Jobs (2013) di J.M. Stern… e ciò avviene, a causa delle due tipologie di leader descritti: entrambi discendono dallo stesso Dio Quattrino, ma chi è stato il più “umano” dei due? E chi, tra i due, ha avuto dalla vita la giusta nemesi?
Da segnalare che il vero Jordan Belfort, appare nella scena finale, nel ruolo del presentatore della convention.
Durata: 3:00′.
Biografico.

By Lorenzo in sala

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